Corsi

  • Rossana Dall'Armellina

    ORARI: Lezioni dal lunedì al venerdì mattino e sera

    Yoga e Meditazione  su misura per te

    Yoga & Meditazione
    Presso sede Auser di Piazza A.Costa,23
    Lunedì   Ore:18:15 Ore:19:45
    Martedì Ore:10:00 Ore:18:15 Ore:19:45
    Giovedì Ore:10:00 Ore:18:15 Ore:19:45
    Venerdì   Ore:19:15  

    Lezione di prova gratuita- durata lezione : h 1:30

    Meditazione il Giovedì dalle ore 21:15 alle ore 22:15

    Contatti: rossana@yogacinisello.it; 349.6390275

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    Rossana Dall'Armellina

    Inizia a praticare yoga nel 2006 con Lisetta Landoni presso l'Accademia di Kriya Yoga dove si diploma qualche anno dopo. Dal 2009 tiene regolari lezioni di hatha yoga, pranayama e anatomia per allievi principianti ed avanzati presso la stessa scuola. E' stata responsabile degli incontri di asana avanzate durante il corso di formazione insegnanti organizzato dall'Accademia nel 2012. Dal 2009 al 2017 insegna presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Nel 2016 lascia la scuola di formazione e inizia un percorso di insegnamento presso diverse sedi pubbliche e private a Milano e Cinisello Balsamo (MI). Nell'aprile e nel giugno 2016 conduce due ritiri intensivi rispettivamente della durata di un week end e di una settimana. Nel settembre 2016 apre BINDU, uno studio privato a Milano, dove tiene lezioni regolari di hatha yoga e pranayama e incontri mensili di meditazione, yoga nidra e pratica dei mantra. Nell'aprile 2017 conduce un week end intensivo e una ritiro di una settimana sul tema della purificazione psicofisica. Attualmente la sua formazione si arricchisce con approfondimenti specifici nell'ambito del nada yoga e del chanting


     

    Che cos'è lo yoga?

    Che cos'è lo yoga? E soprattutto, che cos'ha di tanto speciale da attrarre praticanti di ogni età, razza, cultura, religione, estrazione sociale e diventare perfino uno dei Patrimoni Immateriali dell'Umanità?

    Lo yoga è un percorso di autoconoscenza e realizzazione costituito da una serie di pratiche fisiche e meditative. Tali pratiche sono state tramandate attraverso i millenni, in forma orale, da maestro a discepolo. Come praticanti camminiamo verso territori fisici e interiori spesso del tutto ignoti, alla scoperta di tutto ciò che ci identifica come esseri umani. In questo percorso siamo condotti, spronati e protetti da un maestro che ha percorso lo stesso sentiero e incontrato le stesse difficoltà. Nella pratica si alternano esercizi che coinvolgono il corpo, il respiro, le immagini e i suoni. Attraverso la pratica costante sviluppiamo una profonda conoscenza di noi stessi che ci permette di identificare e rimuovere gli elementi fisici e mentali che ostacolano una crescita personale armoniosa e significativa. Pian piano diventiamo parte attiva del nostro benessere fisico, mentale ed emozionale: l'opportunità ci viene proprio dalle posizioni del corpo (āsana), dagli esercizi di respirazione e concentrazione (prāṇāyāma e dhāraṇā), dalle visualizzazioni (yoga nidra) e dalle vibrazioni sonore (mantra) che sono i nostri strumenti di espansione della coscienza. Nel tempo diventiamo sani e forti, pieni di energia, positivi, propositivi e gioiosi.

    Lo yoga è un potente antidoto contro la sofferenza dell'uomo, un vero e proprio elisir di vita felice. Che abbiamo intrapreso una strada diretta verso la felicità lo percepiamo fin dalla prima lezione, quando, muovendoci un po' maldestri sul tappetino, affiora quella sensazione di completezza e di contatto con la nostra parte profonda, la sensazione di essere immersi in una dimensione sacra e ricca di possibilità. E anche se i muscoli ci faranno male fino alla lezione successiva, scatta una curiosità antica: è la voglia di conoscere e di conoscersi, di rispondere ai grandi interrogativi sulla vita e soprattutto di essere felici. Sentiamo che in qualche modo la felicità è lì, nei movimenti sempre più eleganti e sicuri, nei moti del nostro respiro, nelle sottili vibrazioni che riverberano in tutte le cellule, nella mente che per qualche istante, finalmente, tace.

    La chiarezza mentale è un altro punto focale dello yoga: "Lo yoga è l'arresto di tutte le modificazioni della mente", cita il più importante degli aforismi di Patañjali (Yoga Sūtra I.2). L'autoconoscenza e la realizzazione personale diventano possibili quando si afferma una maggior chiarezza mentale che come una lanterna ci permette di vedere sì i nostre grovigli interiori, ma anche il nostro lato numinoso, la nostra forza interiore e le nostre possibilità. Con la pratica scopriamo che i limiti alla felicità risiedono nella mente, che all'ombra di un blocco c'è una potenzialità, che dietro ad una sofferenza scalpita una qualche forma di pulsione gioiosa che aspetta solo di essere liberata.

    Lo yoga è la scoperta dell'essenza di cui ogni individuo è fatto ed è questo il motivo di tanto interesse da parte di tutti: come esseri umani condividiamo le stesse pulsioni e le stesse paure, tutti vogliamo essere felici e tutti meritiamo la pace interiore necessaria ad esprimere il meglio di noi. Esiste miglior patrimonio dei mezzi per raggiungere felicità?

    L'invito è uno e uno soltanto: quello di praticare con gioia e costanza, senza aspettarsi nulla ma coltivando l'intima certezza che arriverà tutto perché lo yoga è la chiave che apre lo scrigno in cui è custodita la nostra luce.

    di Rossana Dall'Armellina

    Per approfondire : āsana prāṇāyāma dhāraṇā yoga nidra mantra

     

     

     

     


     

     

  • mala nicola (2)

    Meditazione Kriya Yoga

    Meditazione  Kriya Yoga

     
    Gli incontri di meditazione avranno luogo il giovedì sera dalle 21.15 alle 22.15  secondo il seguente calendario:
     
    Novembre
    16-23
     
    Dicembre
    7-14
     
    Gli incontri sono gratuiti; è richiesta continuità nella frequenza.

     

    Meditazione

    Kriya Yoga

    Tutto l'insieme delle tecniche yoga e' mira principalmente alla purificazione delle componenti costitutive dell'essere umano. Secondo la visione Samkhya (una corrente filosofica con cui lo yoga condivide diversi aspetti) la matrice spirituale dell'uomo e' custodita all'interno di 5 corpi (involucri/livelli/strati) chiamati kosha che vanno dal più grossolano, il corpo fisico, a gradazioni più impalpabili, come il livello mentale. Grazie ad una purificazione protratta nel tempo, migliorano sia le funzioni di ciascun livello, sia le relazioni esistenti fra i vari livelli. La meditazione e' la forma più efficace di purificazione dei nostri strati profondi.Ci spingiamo dunque verso un livello sottile, sottilissimo, quello che rappresenta la porta d'accesso all'esperienza diretta dell'Assoluto.

    La meditazione proposta presso il nostro centro e' il Kriya Yoga, un'antica forma di meditazione riscoperta da Babaji a meta' del XIX sec.e trasmessa al suo discepolo Lahiri Mahasaya; da lui a Sri Yukteswar, maestro di Paramahansa Yogananda, autore del famosissimo Autobiagrafia di uno yogi, un testo che intorno agli anni '50 del 1900 fa conoscere al grande pubblico l'esistenza di una potente tecnica di evoluzione spirituale, il Kriya Yoga, appunto.

    Inutile cercare fra le pagine di questo libro la descrizione dettagliata della tecnica: a salvaguardia del potere intrinseco delle pratiche, l'autore si attiene ad una consolidata regola yogica, ovvero l'impegno alla trasmissione orale.

    Kriya viene dalla radice sanscrita kr che esprime concetti quali il fare, l'agire e che si trova in parole care alla tradizione spirituale quali karma (legge di causa ed effetto) o, in un contesto più specificatamente yogico, shatkarma o shatkriya, entrambi termini che si riferiscono ad una serie di tecniche di purificazione fisica.

    A prescindere dalla tradizione di provenienza, in tutte le pratiche meditative la mente viene confinata in un uno spazio ristretto e non dispersivo che diventa il campo di osservazione e trasformazione dei contenuti mentali e dove, in ultima battuta, e' possibile il contatto con il principio cosmico causale, ovvero l'Assoluto.

    Come supporti alla concentrazione, il Kriya Yoga utilizza mudra e mantra, potenti strumenti di esplorazione dei livelli sottili, punto di incontro tra forze psichiche e forze cosmiche nonché concentrati del potere evolutivo dell'individuo. La pratica del Kriya Yoga e' un vero e proprio rituale del fuoco*, uno spazio sacro nel quale abbiamo l' opportunità di bruciare tutto ciò che nutre l'ego (schemi, limiti, dissociazioni, visioni distorte…) e stabilire un rapporto intimo e profondo con la nostra parte divina al fine di attingere al massimo risultato promesso dalla disciplina yoga: la liberazione in vita.

     

    di Rossana Dall'Armellina

     

    * Paramahansa Yogananda Autobiografia di uno Yogi, Ed. Astrolabio 1951 p.233

     

  • spirale-conchiglia

    Incontri tematici del venerdì

    Calendario incontri fino alla chiusura natalizia

    ottobre

    6-20

    novembre

    10-24

    dicembre

                                              1-15


    A partire da ottobre il consueto programma di lezioni settimanali si arricchisce con un ciclo di incontri il venerdì sera dalle 19.15 alle 20.30. Saranno incontri dedicati agli aspetti meno fisici dello yoga: penetreremo l'universo dei simboli della dimensione di profondo rilassamento di yoga nidra, continueremo il nostro percorso di scoperta del soffio vitale attraverso il pranayama e sonderemo il potere magnetico delle vibrazioni attraverso il canto dei mantra.

    Essendo meno intense da un punto di vista fisico, queste lezioni si rivelano particolarmente adatte nei momenti in cui il corpo ha bisogno di riposo o di rallentare un po' i ritmi come durante il ciclo mestruale, la gravidanza o periodi che precedono o seguono gli interventi chirurgici.


    NOTA: è consigliato vestirsi in abiti comodi a strati e portare una copertina ed un piccolo cuscino; per il pranayama fazzolettini di carta


           

     

     

  • natarajasana sardegna

    Āsana: Il corpo dalle mille forme

    Āsana

    Il corpo dalle mille forme

    La pratica fisica dello yoga si articola intorno ad una serie di posizioni, in sanscrito āsana, che, ad un primo livello, agiscono sul nostro corpo modellandolo, rendendolo più tonico e flessibile. Nel giro di poco tempo osserviamo l'effetto positivo che le posizioni hanno su muscoli e articolazioni e siamo invogliati ad approfondire la pratica perchè intuiamo che dietro a quei piacevolissimi e incoraggianti segnali c'è qualcosa in più. In effetti migliorano le funzioni degli organi interni e di tutti gli apparati e sistemi e, anche se questi effetti sono più difficili da notare nell'immediato, nel tempo ci sentiamo sempre meglio: l'intestino funziona meglio, migliorano la digestione e il sonno e in generale le cattive abitudini vengono rimpiazzate da abitudini più salutari. A livello ancora più sottile ci sentiamo più lucidi, abbiamo più energia, siamo più propositivi, più aperti e di buon umore. Insomma i benifici della pratica delle posture si fanno sentire tanto su un piano fisico quanto su un piano mentale ed emozionale.

    Affinchè questo processo di trasformazione esteriore ed interiore si compia, è necessario che entrino i gioco tre componenti: il corpo, il respiro e la mente. Durante la pratica la mente viene orientata verso l'osservazione interiore, verso la percezione di corpo e respiro così da cogliere le sensazioni e il senso profondo di ciò che stiamo facendo: quando la mente divaga o giudica o quando il respiro è irregolare, l' āsana svanisce. Solo attraverso l'equilibrio e la sinergia fra corpo fisico, respiro regolare e mente concentrata la postura acquista quella delicatazza e quella potenza che percepiamo come stabilità e comodità, le due caratteristiche che definiscono l'essenza stessa dell'āsana. La stabilità riguarda la possibilità di stare nella posizione in modo concentrato e senza bisogno di muoverci, ed è strettamente legato alla comodità ovvero alla condizione di assenza di sforzo grazie alla quale possiamo tenere la posizione per un po'.

    Le posture invitano anche ad una ricerca di geometrie e forze, allineamenti ed equilibri che portano a ripensare radicalmente il nostro rapporto con l'ambiente esterno e la natura. Entriamo in un contatto più profondo e consapevole con la Terra, con il Sole, con la Luna e le stelle e con tutti i fenomeni naturali da cui siamo costantemente influenzati. Le posture sono uno degli strumenti che ci permette di avvicinarci all'idea di essere quel microcosmo che rispecchia, in piccolo, tutto ciò che nell'universo si espirme in grande.

    Le posture yogiche sono davvero molto lontane dall'essere esercizi ginnici di contorsione più o meno acrobatici, sono piuttosto la delicata sintesi del rapporto fra corpo, respiro e mente attraverso le quali si compie un piccolo grande miracolo di trasformazione psicofisica.


     

    di Rossana Dall'Armellina

  • teatrino breda

    Yoga all’aperto al Parco Nord-Teatrino Breda

     

    Filmato in ricordo della giornata

     

    Sabato 23 settembre

    ore 15.30

    yoga all'aperto al Parco Nord presso Teatrino Breda

    Teatrino_Breda-Gruppo


    Pratica di hatha yoga e pranayama condotta da Rossana Dall'Armellina

    Durata: 1.30h circa

    La pratica è gratuita e aperta a tutti

    I corsi sono già partiti, ma vogliamo trovarci anche fuori dalla nostra consueta sala di pratica per condividere una sessione di yoga nella natura, avvolti dalle luci e dai colori di fine settembre.


    Vi aspettiamo davanti alla Cascina Centro Parco dalle 15.00

    via Clerici, 150 – Sesto San Giovanni

    La lezione inizierà puntuale alle 15.30 presso Teatrino Breda

    Dress code: piedi scalzi, abbigliamento comodo e tappetino personale  :-)


     A sabato, Rossana e Nicola

    rossana@yogacinisello.it

    3496390275

    (Evento Facebook)

  • Pranayama_Rossana

    Prāṇāyāma Il respiro e la mente vuota

     

    Prāṇāyāma

    Il respiro e la mente vuota


     

    Che sia calmo o agitato, silenzioso o rumoroso, che si manifesti come sbadiglio, sospiro, o come espressione vibrante della voce e del canto, il respiro costituisce il più profondo legame dell'uomo con la vita. Oggi sappiamo che attraverso il respiro ogni cellula del corpo viene rifornita dell'energia necessaria per svolgere le proprie funzioni metaboliche e liberata dai prodotti di scarto, ma gli antichi saggi avevano capito che il respiro veicola qualcosa in più e che esiste uno stretto rapporto fra respiro e stati di coscienza. Non c'è quindi da meravigliarsi che lo Yoga, inteso nella sua matrice più squisitamente evolutiva, abbia individuato nel respiro lo strumento elettivo per comprendere sé stessi ed il rapporto con l'Assoluto e nel corso della sua storia abbia messo a punto tecniche di respirazione raffinatissime, volte al benessere psico-fisico e al progresso spirituale.

    Come viene affrontato il tema del respiro nei testi classici di riferimento dello Hatha Yoga?

    Tutti, ovviamente, ne parlano e, pur sottolineandone aspetti differenti, dai più tecnici ai più esoterici, l'idea di fondo che emerge è quella del respiro come elemento che agisce sulla mente e che permette di orientarsi verso la propria dimensione interiore.

    Eccone gli esempi più rappresentativi.

    Gli Yoga Sūtra, il testo che, per eccellenza, ha codificato la disciplina Yoga, sancisce il legame mente-respiro individuando "nell'emissione e nella ritenzione del respiro i mezzi per superare la condizione di agitazione della mente" (II.34). Ma Patañjali, autore degli YS, va oltre e colloca il tema del respiro (prāṇāyāma) in un punto cruciale del percorso verso la realizzazione: il prāṇāyāma precede e conduce a pratyāhāra, e cioè un livello di coscienza in cui la mente non è più soggetta alle sollecitazioni provenienti dal mondo esterno ed è finalmente libera di osservare sé stessa. Come si arriva a questa particolare dimensione della coscienza? In II.49 Patañjali descrive il prāṇāyāma come "distruzione del flusso naturale di inspirazione ed espirazione" suggerendo sia l'idea di arresto volontario del respiro, sia la possibilità di gestire il ciclo respiratorio modificandone peculiarmente le 4 fasi ovvero inspirazione, sospensione a polmoni pieni, espirazione, sospensione a polmoni vuoti. E' interessante inoltre notare, in Patañjali, l'uso ambivalente della parola prāṇāyāma: da un lato il termine coincide con "arresto, blocco, interruzione del respiro", concetto che in testi successivi verrà indicato come kumbhaka (letteralmente vaso, brocca), dall'altro, prāṇāyāma sta ad indicare l'insieme di tecniche su cui si basano gli esercizi di controllo del respiro. Sebbene l'autore non faccia menzione di alcun esercizio specifico (il testo sistematizza le pratiche ascetiche su un piano teorico), il sūtra II.50 rivela che numerose tecniche di respirazione erano ben note. Patañjali espone in un unico aforisma le direzioni attraverso le quali si articolano tutti gli esercizi che verranno illustrati in testi ed epoche successive e che verranno tramandati da maestro a discepolo fino ai giorni nostri. Gli esercizi di respirazione si basano infatti su "apnee a polmoni pieni o a polmoni vuoti e orientamento del respiro in diverse parti del corpo regolandone durata e numero di ripetizioni" (II.50). Il respiro, abilmente gestito, diventa esso stesso oggetto di osservazione e si manifesta in modo sempre più prolungato inducendo calma e progressivo distacco dal mondo sensoriale. "Una volta che il respiro è diventato sottile, quasi rarefatto, emerge un livello di coscienza ove si dissolve la distinzione fra ambiente esterno ed interno al corpo (II.51), si gode di maggior chiarezza (II.52), la mente ha la facoltà di concentrarsi (II.53) ed è pronta per gli stadi di concentrazione successivi (dhāraṇā, dhyāna, samādhi)".


     

    Nel XV sec. Svatmarama, nello Hatha Yoga Pradipika, tratta ampiamente del respiro soprattutto nella lezione seconda che si apre sottolineando l'importanza dell'apprendimento del prāṇāyāma sotto la guida del maestro dopo aver acquisito la padronanza degli āsana. Anche in questo trattato è ribadito l'impatto del respiro sulla mente: "quando il respiro è instabile, la mente è instabile, quando il respiro è stabile, la mente è stabile e lo yogin raggiunge la stasi: perciò è necessario controllare il respiro" (II.2). Il testo descrive nel dettaglio molti dei più noti prāṇāyāma: śītalī, bhastrikā, bhramāri* per citarne alcuni, e, similmente a quanto asserito da Patañjali a proposito di quella condizione di sospensione spontanea e prolungata del respiro che prelude a successivi e più profondi stati di coscienza, l'autore dice a chiare lettere che tutte le sospensioni volontarie del respiro (sahita-khumbaka) sono finalizzate al kevala kumbhaka ovvero ad arresti che sgorgano naturalmente, fuori da qualsiasi intenzione del praticante, che vengono indicati nel testo come il vero prāṇāyāma; ed è il vero prāṇāyāma a condurre al rāja-yoga (con rāja-yoga, letteralmente yoga regale, si fa riferimento all'aspetto più meditativo dello yoga e agli stati di coscienza ad esso correlati).


     

    La raccolta che con maggior dovizia di particolari affronta gli aspetti tecnici delle pratiche fisiche e di respirazione finalizzate al samadhi (autorealizzazione), la Gheranda Saṃhitā (XVII sec.), apre il capitolo sul respiro affermando che attraverso il prāṇāyāma il praticante acquisisce un corpo luminoso poichè è grazie alla gestione del respiro che "i tessuti sottili, il cervello, i nervi e il sangue vengono purificati e quando tutte le impurità sono espulse dal corpo [...] esso diviene lucente, la mente chiara e la salute eccellente". E così,come già osservato negli altri testi, la costanza nella pratica dei molti esercizi di respirazione sfocia in apnee lunghissime e spontanee (kevala khumbhaka), punto di partenza per la pratica della meditazione.

    E' utile citare inoltre la Śiva Saṃhitā, il testo più recente, risalente al XVIII sec., che oltre ad esporre diverse tecniche di prāṇāyāma (prima fra tutte nadi shodana, la pulizia dei condotti del prāṇa), asserisce che i primi effetti del prāṇāyāma si palesano a livello fisico ."Il corpo diventa armonioso, emana profumo e diventa bello (III.29)" e indica nel respiro lo strumento di emancipazione spirituale: "attraverso il prāṇāyāma il praticante distrugge gli effetti del karman delle vite passate e di quella presente" (III.49).

    Per concludere, vorrei sottolineare la mancanza di una corrispondenza esatta fra le parole prāṇa e respiro citando due frasi: la prima di un illustre maestro indiano, Swami Shivananda, la seconda di un suo autorevole allievo occidentale, André Van Lysebeth.

    "Il prāṇa è la somma di tutte le energie dell'universo"

    "Il prāṇa è l'energia universale indifferenziata. Il magnetismo è una manifestazione di prana, esattamente come l'elettricità e la gravitazione."

    Il prāṇa è quindi molto più dell'aria che raggiunge i nostri polmoni ed il respiro ne costituisce solo il veicolo privilegiato. Guardando al respiro con occhi nuovi, con la consapevolezza che esso veicola tutte le forze che rendono possibile la vita, possiamo percepire ogni inspiro ed ogni espiro per ciò che sono in realtà, strumenti che accompagnano l'uomo nell'esistenza terrena e grandi opportunità di evoluzione spirituale.

    *tecniche di respirazione la cui traduzione è: respirazione rinfrescante, respirazione del mantice, respirazione dell'ape.

    di Rossana Dall’Armellina

     

    Pranayama_Rossana

     

  • IMG-20171113-WA0001

    Mudra

    Mudra
    I sacri sigilli

    Le mudra sono il contraltare gestuale dei mantra. Letteralmente sigilli, le mudra, sono gesti statici o dinamici eseguiti prevalentemente, ma non esclusivamente, con le mani.

    Potenti attivatori di specifici poteri di trasformazione, vengono usate come supporti per la meditazione in molte tradizioni e culture. Assumere una mudra significa evocarne la potenzialità intrinseca, significa scoprire, risvegliare e dinamizzare l'energia sigillata nel gesto per ottenere effetti concreti nella vita, in perfetta armonia con la nostra matrice sacra.

  • Yoga_Nidra

    Yoga Nidra

    Yoga Nidra

    Il seme della coscienza in divenire

    Fra le tante tecniche che lo yoga offre per avventurarsi nei territori del Sé, la pratica di yoga nidra indaga il mondo degli archetipi e dei simboli toccando uno punto molto speciale della nostra coscienza, quello che si colloca a metà fra il sonno e la veglia.

    Durante l'esperienza di yoga nidra, la voce dell'insegnante guida verso la conspevolezza di parti del corpo e sensazioni e, a seconda dell'intento che motiva la pratica, possono venir evocati anche ricordi, immagini, elementi sensoriali, luoghi e persone.

    Sdraiato ad occhi chiusi, il praticante si abbandona ad un profondo rilassamento del tutto simile allo stato di sonno. Al contrario di quanto avviene quando ci addormentiamo, però, non si perde mai la consapevolezza di ciò che accade: nel sonno propriamente inteso infatti non siamo coscienti di dormire, perdiamo completamente il contatto col mondo esterno (non sappiamo più più chi nè dove siamo) e non siamo in operare una distinzione fra sogno e realtà: quando sogniamo il sogno è la realtà. L'esperienza di yoga nidra è invece molto diversa perché viene mantenuto un legame consapevole con l'esterno (la voce guida dell'insegnante) e anche se affiorano immagini che hanno la stessa natura dei sogni, conserviamo un distacco che ci permette, a pratica conclusa, di ricordare perfettamente l'esperienza fatta.

    Il compito del praticante è dunque quello di seguire la voce guida dell'insegnante e mantenere la concentrazione senza addormentarsi, osservando la manifestazione spontanea di ciò che emerge dal profondo: in yoga nidra l'atteggiamento del testimone silenzioso (sākṣin) è fondamentale affinché la pratica non si trasformi in un sonnellino.

    La vera forza di questa straordinaria tecnica risede però nel sankalpa, una frase semplice, un proposito, l'affermazione di una volontà ripetuta mentalmente nell'intimo del nostro Sè, un vero e proprio seme che, piantato nel fertile terreno della nostra coscienza, nel tempo germoglierà regalandoci i suoi frutti. Il sankalpa unisce le forze coscienti con le forze dell'inconscio e se è vero, come sostenuto anche dalla psicoanalisi Jungiana, che nell'inconscio risiedono il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro, il sankalpa è allora il seme della coscienza in divenire, l'espressione di una straordinaria intuizione che ha attraversato i secoli e le coscienze di maestri e praticanti e che è arrivato a noi come un dono prezioso che permette di attivare, in piena consapevolezza dei nostri bisogni profondi, i cambiamenti della nostra vita.

    di Rossana Dall'Armellina

  • OM

    Mantra: Oltre il suono udibile

    Mantra: Oltre il suono udibile

     

    Il canto dei mantra è parte integrante delle tecniche yogiche per il raggiungimento del benessere tanto a livello fisico, quanto a livello mentale e spirituale e sebbene nel tempo la qualità del suono diventi più raffinata ed espressiva, le abilità canore, l'estensione vocale e i virtuosismi non sono né i presupposti né le finalità di tale pratica.

    Nella tradizione dello yoga la recitazione dei mantra vuole esplorare i livelli più sottili del complesso umano e attivare processi di espansione ed espressione della coscienza individuale in sintonia con l'armonia vibrazionale in cui siamo immersi. L'intuizione che l'universo fosse una ragnatela sonora e che i suoni si espandessero oltre le vibrazioni udibili dall'orecchio umano è molto antica. L'esplorazione dei saggi è andata proprio in quella direzione, alla ricerca delle impalpabili relazioni fra vibrazione e materia sottile.

    mantra possono essere considerati veri e propri condensati sonori di poteri psichico-cosmici* che vengono risvegliati attraverso il canto o la recitazione secondo modalità diverse: in da soli o in gruppo, a voce alta, sussurrando o mentalmente.

    Letteralmente mantra significa strumento di protezione/espansione della mente (man- mente, pensiero in sé; tra- proteggere/espandere) e la loro struttura può variare da una a poche sillabe, a volte qualche frase.

     

    Il significato dei mantra non va ricercato sul piano concettuale: per loro natura i mantra non possono essere spiegati alla lettera né ridotti ad una dimensione intellettuale. Esistono mantra che rafforzano d'amore per noi stessi, mantra che sostengono il nostro processo di individualizzazione, mantra che affermano la volontà di comprendere ed esprimere al meglio la nostra natura, mantra che facilitano la comprensione dell'illusorietà del mondo fenomenico, mantra che ci aiutano a stabilire le giuste relazioni fra il nostro lato luminoso e le nostre ombre, mantra che rafforzano il potere di sgretolare le proliferazioni distorte che avvelenano la mente umana, mantra che permetto di attivare principi di autoconoscenza e autoguarigione e così via.

    mantra, purificando dolcemente i nostri piani sottili, hanno un effetto squisitamente rigenerante; l'effetto positivo però è raramente immediato: succede piuttosto che ad un certo punto, guardandosi indietro, ci si accorga che un particolare aspetto della vita che sembrava irrimediabilmente bloccato sia finalmente in armonia, come se di quel blocco si fosse progressivamente persa la traccia fra una vibrazione e l'altra.

    La segretezza del mantra e il suo essere tramandato oralmente dall'insegnante all'allievo ne protegge le qualità e la forza. Solo la recitazione con sentimenti di fiducia e abbandono, apertura, curiosità e rispetto ne svelerà spontaneamente senso ed effetti regalandoci la straordinaria esperienza di essere puro suono e di estenderci oltre di esso.

     

    di Rossana Dall'Armellina

     

    *Mandu Khanna YANTRA Il simbolo tantrico dell'unità cosmica Edizioni Mediterranee

     
  • Rosaria_Suriano

    Gruppo di Ascolto (Counseling)

    LOCANDINA ORARI GRUPPO D'ASCOLTO

    Il counseling

    E’ un’attività non terapeutica  che concentra il suo percorso su un modello di saluto genesi.

     Nel modello salutogenetico l’elemento essenziale riguarda la capacità di adattamento attivo del soggetto. Non si tratta solo di evitare lo stress, ma di imparare a sopportarlo.

    Il counseling attraverso la sensibilità,  il dialogo, l’accoglienza crea le condizioni per una relazione in cui il cliente viene facilitato a definire obiettivi, prendere decisioni, risolvere problemi.  In quello spazio gli si   offre la possibilità di orientamento, di espressione, favorendo lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità e della capacità di autodeterminazione.

    Nel percorso di counseling si offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi e/o a fasi di transizione.

    Può essere applicato sia individualmente che all’interno di gruppi.

     

    Il counselor

    E’ un professionista che, grazie a competenze e abilità acquisite è in grado di mantenere in maniera adeguata e in un determinato contesto una relazione con un interlocutore  (singolo o gruppo) fornendogli ascolto e supporto,  rispettando i valori e le capacità della persona, senza mai sostituirla,  mantenendo un atteggiamento positivo e senza giudizio.

    Campo di azione del counselor sono tutte quelle difficoltà che si riferiscono alla sfera esterna del cliente cioè difficoltà oggettive.  

    Quindi ribadendo e sintetizzando posso affermare che :Il counselor è una figura professionale d’ascolto, non consiglia, non giudica, bensì aiuta la persona a riconoscere le proprie potenzialità.

    Il metodo che conosco è quello che verte i suoi punti cardini sull’importanza del rapporto con il genitore omologo, l’abbraccio, la verbalizzazione e l’empatia.

    (La partecipazione al gruppo non prevede costi.  E' necessario un colloquio preventivo con Rosaria e Roberto) 

  • yoga_nidra6 2

    Yoga Nidra e Registrazioni Mp3

    onde-cerebraliPer il Download delle 10 Registrazioni di Yoga Nidra chiedere a info@yogacinisello.it

    oppure Nicola cellulare: 339.7282944

    01-YogaNidra-Sankalpa-Sensazioni(Prova Dimostrativa)

     

     

     

     

     

     

    Versamento Volontario Yoga

     

     

     

    Mentre lo stato di coscienza di veglia è conosciuto da tutti, lo stato di sonno lo è meno. Tuttavia gli studiosi moderni hanno potuto determinare molte delle funzioni psicofisiologiche e delle caratteristiche del sonno e le loro scoperte forniscono una base per l’analisi scientifica di yoga nidra. Il sonno è una condizione naturale ricorrente di riposo e di rilassamento generale della mente e del corpo, caratterizzata dall’assenza del pensiero conscio, di sensazioni o movimento. Il sonno è una forma naturale di pratyahara (ritiro dei sensi) che avviene quando la nostra coscienza si distacca spontaneamente dai canali dell’esperienza sensoriale e motoria. Quando la coscienza si dissocia sia dagli organi sensoriali (gyanendriya) che dagli organi motori (karmendriya), il contatto tra la corteccia sensoriale e motoria del cervello e il mondo esterno viene gradualmente perso. Quando questo avviene, la coscienza viene progressivamente ritirata e diretta internamente verso la propria origine. Stati di coscienza Gli yogi, gli psicologi e i fisiologi riconoscono tutti l’esistenza di tre stati fondamentali e distinti di coscienza individuale umana. Questi sono gli stati di veglia, di sogno e di sonno profondo. Ognuno di questi stati di coscienza, così come lo stato di confine di yoga nidra, è stato messo in relazione con distinti schemi di attività elettrica nel cervello come è ricapitolato nell’immagine seguente. onde-cerebrali Nello stato di veglia, la mente conscia è attivamente impegnata con l’ambiente esterno attraverso i canali di esperienza sensoriale. Durante questo periodo predomina il ritmo rapido delle onde beta. Durante lo stato di sogno, quando la mente subconscia diviene predominante, i desideri repressi, le paure, le inibizioni e le impressioni profonde (samskara) vengono espressi attivamente. Questo è caratterizzato dalle onde theta. Nello stato di sonno profondo entra in funzione la mente inconscia, da cui originano gli istinti, e si manifestano esperienze profondamente nascoste di stadi di evoluzione passati. In contrasto con lo stato di sogno, ogni attività o fluttuazione mentale scompaiono durante lo stato di sonno profondo. In questo stato i samskara (impressioni del passato) e le vasana (i desideri latenti) sono inattivi e la mente e il corpo vengono paralizzati. La coscienza e il prana similmente si ritirano dal corpo e dalla mente individuale dirigendosi verso la fonte creativa immanifesta. Durante questo periodo, che nelle scritture tantriche e yogiche è conosciuto come “notte di Brahama” o anche come “il grembo della creazione” (hiranyagarbha) vengono registrate dall’ EEG (elettroencefalogramma) delle lente onde di ritmo delta, la vibrazione ritmica fondamentale dell’universo materiale. Lo stato ipnagogico Tra gli stati di veglia e di sonno vi è un legame distinto e importante di consapevolezza ed esperienza che gli psicologi hanno chiamato “lo stato ipnagogico”. Questo stato transitorio raramente permane per più di 3-5 minuti ed è caratterizzato da onde alpha. Esso è accompagnato da rilassamento profondo e progressivo, dal rilassamento delle tensioni muscolari e posturali in tutto il corpo fisico e dalla perdita di consapevolezza dell’ambiente esterno. Mentre si dissolve lo stato di realtà della veglia, lo stato di esperienza del sogno lo sostituisce. Yoga Nidra ha luogo in questa soglia di coscienza sensoriale e di coscienza del sonno. Si penetra in esso imparando ad estendere la durata del breve stato ipnagogico che precede il sonno normale. In yoga nidra isoliamo il cervello e diventiamo introversi mantenendo un certo grado di consapevolezza esteriore ascoltando e seguendo mentalmente una serie di istruzioni. Durante la pratica di yoga nidra, delle periodiche emissioni di onde alpha si propagano tra i periodi alternati e predominanti di onde beta e theta. Ciò significa che la coscienza è in equilibrio sulla linea di confine tra veglia e sonno per un periodo di tempo esteso, fluttuate ciclicamente tra estroversione e introversione. L’estroversione conduce alla veglia e alla consapevolezza sensoriale, l’introversione al sonno con sogni. Rimanendo consapevoli e all’erta nello stato di predominanza alpha, si ottiene tra questi due una profonda esperienza di totale rilassamento che non solo è molto più benefica del sonno abituale, ma è anche la soglia degli stati superiori di coscienza. La discesa nel sonno La maggior parte delle persone dorme senza eliminare le proprie tensioni muscolari, mentali ed emozionali. Questo avviene perché esse passano direttamente dallo stato beta allo stato delta, saltando alcune fasi in cui predomina lo stato alpha ed il corrispondente stato di totale rilassamento tra i due. Per questo motivo molte persone si alzano già stanche al mattino. Il rilassamento profondo, anche durante il sonno, avviene soltanto quando le onde alpha si intensificano. La differenza tra un sonno normale non allenato e yoga nidra è che in yoga nidra, tra lo stato predominante di veglia beta e il ritmo lento di delta di sonno profondo, si sviluppa questa fase intermedia di predominanza di onde alpha e il totale rilassamento. Yoga nidra è considerato uno stato di coscienza diverso da nidra (il sonno). Yoga nidra significa sonno dopo aver eliminato gli elementi di disturbo. E’ l’esperienza dell’assoluto rilassamento. Il risveglio cerebrale Alcuni studiosi affermano ora che se durante le esperienze di sonno e di sogno si riesce a mantenere la coscienza sottostante di testimone, avviene un cambiamento evolutivo fondamentale nel sistema nervoso centrale e nel suo funzionamento. Questo cambiamento è accompagnato dall’esperienza di un quarto stato di coscienza ben distinto, in cui vengono sperimentate percezioni di sottili stati di sogno, compreso le dimensioni astrali, psichiche e causali, simultaneamente alla percezione sensoriale del normale stato di veglia. Questo quarto stato superconscio, che include simultaneamente la consapevolezza della veglia, del sogno e degli stati di sonno profondo, ma che non viene influenzato da nessuno di essi, è stato descritto chiaramente nei testi yogici per migliaia di anni e si chiama turiya. Tuttavia è rimasto sconosciuto e impenetrabile agli studiosi fino a poco tempo fa, quando è stato chiaramente dimostrato in laboratorio. Dal punto di vista neurofisiologico, questo stato di innalzata coscienza si rispecchia nel funzionamento elettrofisiologico del cervello come crescente funzionamento della corteccia superiore – il cervello testimone o “cervello conscio” – contemporaneamente ad un controllo più elevato ed un minore risveglio dei centri limbici del “cervello emozionale”. Questo si manifesta nell’evoluzione di una personalità umana che possiede dei livelli elevati di consapevolezza interiore ed esteriore con una simultanea diminuzione delle reazioni emozionali. Yoga nidra dà perciò ad un continuo processo di crescente auto-consapevolezza, che è accompagnato da una ristabilizzazione dei meccanismi impressi nel cervello che controllano e regolano la coscienza e questo si riflette in una maggiore stabilità autonoma, un aumentato controllo emozionale e un destino sempre più cosciente. Applicazioni terapeutiche di yoga nidra Yoga nidra è un metodo che stato adottato da parecchi educatori per incrementare la funzione della memoria e la capacità di apprendimento. Alcuni ricercatori sostengono che yoga nidra è uno stato appropriato per imparare qualcosa di nuovo perché in questo stato vengono utilizzati entrambi gli emisferi cerebrali: l’emisfero sinistro, logico e conscio e il destro non logico e subconscio. In molti paesi i medici prescrivono lo yoga nidra sia come terapia preventiva sia curativa per combattere le malattie connesse allo stress relative ai primi tre stadi di risposta allo stress (1. ansia, irritabilità, insonnia; 2. pressione sanguigna elevata, ritmo cardiaco accelerato, aumento della mobilità intestinale; 3. malattie cliniche). Yoga nidra procura all’inizio un sollievo sintomatico effettivo e con il tempo, la capacità di utilizzare le situazioni stressanti come trampolino per la propria evoluzione personale. Yoga nidra viene utilizzato nella cura della dipendenza dai farmaci e dall’alcol, nelle malattie croniche, per alleviare il dolore, nella cura dei disturbi mestruali, nella medicina geriatrica, nelle malattie psicosomatiche come alexithymia, asma, colite e ulcera peptica. E ’utilizzato nella terapia del cancro, delle malattie cardiovascolari. L’articolo è integralmente tratto da “Yoga Nidra” Swami Satyananda Saraswati, terza parte “Ricerche Scientifiche”


    COFANETTO YOGA NIDRA NICOLA
    NR. DESCRIZIONE TEMPO (MIN)
    1 01-YogaNidra-Sankalpa-Sensazioni 27:30
    2 02-YogaNidra-SensazioniSulCorpo 32:05
    3 03-YogaNidra-Parco-Tempio 31:18
    4 04-YogaNidra-GentilezzaAmorevole 34:27
    5 05-YogaNidra-DiventareAlberoDaFrutta 30:56
    6 06-YogaNidra-ImmaginiVeloci 24:27
    7 07-YogaNidra-SpazioDelCuore 34:28
    8 08-YogaNidra-LuceInteriore 28:56
    9 09-YogaNidraElementiCorpo 32:45
    10 10-YogaNidra-Chakra-01 33:32
        
     

     Miscellanea di Meditazioni Guidate

     
      a)Brian Weiss Introduzione MeditazioneMessaggiDaiMaestri  
      b)BrianWeissMeditazioneAttraversoLaPortaDellavitePrecedenti-MareSottofondo  
      c)BrianWeissMeditazioneDiGuarigioneConIDelfini  
      d) BrianWeissMeditazioneDiGuarigioneConIDelfiniAlMare  

     

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